Carlo Verdone e Antonio Albanese a Leggo:
"Giusta la legge sulle unioni civili" -Foto
ROMA - «Lavorare insieme è stato come l'incontro per una jam session di due...
di Michela Greco
ROMA - «Lavorare insieme è stato come l'incontro per una jam session di due musicisti che si conoscono e si fidano l'uno dell'altro: un'espressione di grande sintonia creativa». Così Antonio Albanese descrive la sua esperienza cinematografica in coppia con Carlo Verdone in L'abbiamo fatta grossa, nelle sale dalla settimana scorsa con la storia di un detective privato (Verdone) e un attore fallito (Albanese) alle prese con una valigetta misteriosa.





I due comici, per la prima volta insieme in questo film, hanno occupato la poltrona di "direttori per un giorno" del nostro giornale confrontandosi con l'attualità, che ieri ruotava molto attorno a unioni civili e stepchild adoption. «Se si valuta l'affidabilità della coppia che intende adottare - commenta Verdone - non ho nulla in contrario. Ci sono molte coppie considerate “regolari” che hanno tragicamente fallito, e tante coppie di omosessuali che invece sono impeccabili». «E poi bisogna ridimensionare la questione - aggiunge Albanese - sembra quasi che se passa questa legge, che trovo civile e giusta, da domani si contrarranno solo matrimoni omosessuali. Ovviamente non è così, riguarda solo una piccola parte della popolazione».

Le notizie, poi, portano sulle strade di Roma, la città del regista di Borotalco: «Ho una foto del mio attico nel 2000 e una fatta pochi giorni fa: non si riconosce più il paesaggio, posso contare almeno 40 abusi. Roma è una città buia, triste, depressa: riaccendiamola!». «In compenso i parcheggi in quarta fila stanno sparendo», scherza l'interprete di Cetto La Qualunque, che ha deliziato la redazione con l'accenno di alcuni suoi personaggi storici, da Alex Drastico a Epifanio: «Un nuovo personaggio? Ci vuole tempo, ma ho voglia di inventare. Sto lavorando su un cuoco da 20 anni, è difficilissimo. Gli farei creare ricette tipo il gabbiano in crosta o le lenticchie alla julienne. Cetto, invece, ora è in analisi in un'isola greca».

Dal canto suo il creatore di maschere indimenticabili come quelle di Bianco, rosso e Verdone ha ricordato alcuni retroscena. Come quelli sul set di C'era un cinese in coma. «Dovevo girare una scena difficile in pochissimo tempo per motivi di luce, ma il primo ciak fu interrotto da Franco Carraro che usciva da casa sua e mi salutava... esattamente in mezzo al set». Pensando a nuove possibili collaborazioni, Albanese sogna di mettere in scena col suo nuovo partner Il calapranzi di Harold Pinter: «Io e te saremmo perfetti, Carlo!», gli dice con entusiasmo. «Ma io ogni volta che ti guardo rido! - risponde Verdone - E so di non avere la mentalità teatrale, la ripetizione mi deprime. Infatti agli inizi i miei show all'Eliseo diventarono leggenda perché ogni sera li facevo diversi, altrimenti mi sarei annoiato».
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