Luca Marinelli, romano a Berlino per amore:
"Al cinema italiano serve più coraggio"
BERLINO - C'è la pizza sui tavoli, l'apfelsaft da bere. E un pubblico attento,...
di Ilaria Ravarino
BERLINO - C'è la pizza sui tavoli, l'apfelsaft da bere. E un pubblico attento, italiano e tedesco, che riempie la sala del cinema Babylon a Berlino dove è stato mostrato per la prima volta nella capitale tedesca Tutti i santi giorni di Paolo Virzì. Un'iniziativa organizzata dalla rivista Berlino Magazine, che per l'occasione ha chiamato a raccontare il film, e a rispondere alle tante domande degli spettatori, il protagonista Luca Marinelli.


Dal 25 febbraio in sala con Lo chiamavano Jeeg Robot, da 4 anni Marinelli vive a Berlino: «Un posto molto calmo, non caotico come Roma, che pure è una città che amo tantissimo - spiega - È calma ma sotto sotto scorre una forte energia. Quando sono qui ho voglia di fare tante cose».

Dal film di Virzì sono passati tre anni, che sembrano molti di più a giudicare dalle tante occasioni in cui Marinelli è tornato (con successo) sul grande schermo: «In realtà in mezzo ci sono stati credo solo tre film grandi. Il film di Virzì è stato una meravigliosa esperienza anche perché mi ha dato la possibilità di essere visto - racconta al pubblico del cinema-aperitivo - Avevo fatto La solitudine dei numeri primi, poi c'era stata una lunga pausa. E lavorare con Paolo è una grande fortuna per un attore. Ti mette nelle condizione giusta per recitare al meglio, crea un'atmosfera bella, piena di energia».

In Germania, paese scelto per seguire il cuore («Cosa mi ha portato qui? Una signora»), ha da poco esordito in tv con Die Pfeiler der Macht: «Non è facile lavorare qui perché non puoi fare ruoli da autoctono. Ora per esempio ho recitato per la tv tedesca, ma il mio ruolo era quello di un venezuelano. Certo lavorare anche in Germania sarebbe molto bello. Hanno un bel modo di fare cinema, l'organizzazione ferrea mi aiuta».

E il cinema italiano, che continua a frequentare assiduamente (sarà in Tutto per una ragazza di Andrea Molaioli e Lasciati andare di Francesco Amato) è per lui in piena salute: «Non recito in Germania per assicurarmi una pensione anche qui... ogni anno in Italia escono tanti film, la maggior parte dei quali purtroppo finiscono per non essere visti. In mezzo ce ne sono di bellissimi. L'anno scorso sono usciti almeno dieci film italiani straordinari, tra cui tante opere prime. Se c'è una crisi nel nostro cinema, è solo una crisi di coraggio».

Coraggio che a lui, spesso impegnato in ruoli emotivamente o fisicamente estremi, certo non manca: «Nessuna scuola di recitazione ti avverte che il mestiere bellissimo dell'attore è fatto anche di grandi attese. Quando non recito leggo, vedo film. L'importante è non lasciar mai corrompere l'energia in sentimenti oscuri e brutti come l'invidia. È bello se sono altri a lavorare, e se stavolta non è il tuo turno evidentemente c'è un significato».
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