Perfetti sconosciuti, il lato tragicomico
degli smartphone secondo Paolo Genovese
ROMA - Sono in coppia da lungo tempo, condividono dei figli, sono amici da decenni, sono madre e...
di Michela Greco
ROMA - Sono in coppia da lungo tempo, condividono dei figli, sono amici da decenni, sono madre e figlia... eppure non si conoscono. I sette personaggi intorno al tavolo di una cena orchestrati da Paolo Genovese in Perfetti sconosciuti mettono in scena una nuova versione della "carneficina da salotto", stavolta scatenata dagli smartphone.


«Uno strumento fertile per raccontare il nostro presente», dice il regista, che ha scelto Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher e Kasia Smutniak per mettere in scena – con una scrittura intelligente e una regia efficace – «la vita segreta di tutti noi, ciò che non possiamo confessare, e non parlo solo di amanti e tradimenti. Se poi lo affidiamo a un oggetto come il telefono, quello diventa il nostro tallone d'achille», spiega Genovese.

Nel film, in sala dall'11 febbraio, il gruppo di amici (tre coppie e un single) decide di fare un gioco: mettere i cellulari sul tavolo e condividere telefonate, messaggi, chat, con esiti disastrosi. «Al di là dello smartphone – dice Battiston durante la tavola rotonda per i lettori di Leggo – il film parla della difficoltà di conoscere a fondo chi ci circonda e mostra cosa c'è davvero in un rapporto d'amicizia». «Sì, perché sentirsi traditi da un amico che non ti rivela i suoi segreti – gli fa eco Giallini – può succedere anche senza telefonini».

In Perfetti sconosciuti, poi, la "scatola nera" dei personaggi racchiude anche i germi di un'insospettabile omofobia: «Il film dice anche che quando il diverso entra nella nostra vita privata – commenta Genovese – potremmo scoprirci meno democratici di come ci mostriamo in pubblico. Su certe cose siamo perfetti sconosciuti anche per noi stessi». Teso, amaro e ritmato, il film affida caratteri inediti a interpreti molto noti e coinvolge attori che siamo poco abituati a vedere in commedia, come Alba Rohrwacher (che sarà in giuria al Festival di Berlino) e Valerio Mastandrea: «Avevo qualche difficoltà a vedermi in una commedia così – dice quest'ultimo – ma lavorando giorno per giorno con i miei amici ho ripensato a certe rigidità del mio percorso professionale. Sono sorpreso e contento di aver fatto questo film dove c'è una tale sintonia tra dramma e risata». Quella sintonia tanto cara a Ettore Scola, «uno di quelli che ci hanno insegnato che l'essenza della commedia sta proprio nel mix tra il comico e il drammatico», chiosa Genovese.
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