'The Hateful Eight', accoglienza trionfale
per Tarantino e Morricone a Cinecittà
Quentin Tarantino nel suo solito stile casual, sorridente e appassionato, un sobrio ed elegante...
di Michela Greco
Quentin Tarantino nel suo solito stile casual, sorridente e appassionato, un sobrio ed elegante Kurt Russell, un Michael Madsen "fricchettone" in giacca di pelle e il maestro Ennio Morricone, accolto con un lunghissimo applauso ma facile alla polemica.


Sono i "fantastici quattro" che ieri hanno presentato a Roma The Hateful Eight, l’ottavo film del celebrato regista di Pulp Fiction, in sala dal 4 febbraio e in programmazione per tutto il mese anche al Teatro 5 di Cinecittà nella versione di 3 ore e 8 minuti in 70 millimetri voluta dal regista.

Per tutte le altre sale (tranne l'Arcadia di Melzo e la Cineteca di Bologna) ci sono comunque due ore e 47 minuti di grande cinema in cui un emporio isolato tra le nevi del Wyoming, all'indomani della Guerra civile, accoglie i passeggeri di una diligenza e si trasforma in un concentrato della società americana pronto a esplodere di violenza. «Quando ho iniziato a scriverlo – ha spiegato Tarantino – sapevo che avrei voluto mescolare un western con un giallo da camera alla Agatha Christie, poi ho capito che è anche un horror grazie all'effetto cumulativo di questi elementi. Cerco sempre di fare 5 film in uno, giocare con i vari registri è una delle mie doti. In un certo senso questo film può essere visto come Le iene in chiave western».

In comune con quell'esordio cult, The Hateful Eight ha i due attori Michael Madsen e Tim Roth, rispettivamente il mandriano Joe Gage e l'inglese Oswaldo Mobray, intorno ai quali si dispiega un intreccio di sospetti e sopraffazioni che coinvolgono il cacciatore di taglie nero Samuel L. Jackson, il suo collega detto "il boia" Kurt Russell con l'assassina che ha catturato (Jennifer Jason Leigh), un tizio stordito che sostiene di essere il nuovo sceriffo della città (Walton Goggins), l'uomo che si occupa dell'emporio (Demian Bichir) e un generale confederato (Bruce Dern).
«Ho scritto questo film come un Ombre rosse sulla neve – ha continuato il regista – ed è diventato un film politico. Quando i personaggi hanno iniziato a confrontarsi sulla vita dopo la Guerra civile ho capito che c'erano riferimenti alla situazione attuale tra Democratici e Repubblicani».

Sull'aspetto politico Kurt Russell, il cui personaggio preferisce assicurare i criminali alla giustizia piuttosto che ucciderli lui stesso, dice la sua: «Sono felice di aver interpretato un ruolo che descrive bene gli Usa e il fatto che lì tutti abbiano diritto a un processo». C'è questo, in The Hateful Eight, ma c'è anche un discorso importante sul razzismo, tema caldo dalle parti di Hollywood: «Penso che Jackson avrebbe meritato una nomination all'Oscar e mi dispiace che non l'abbia avuta. Sul boicottaggio... posso dire che non sono stato candidato, altrimenti ci sarei andato!».
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